La tasca interna

Dove mangiare in città alta i consigli di Gino Mestiere

2019-09-17

Via Castagneta
Via Castagneta

Lavorare è bello, lavorare nobilita l’uomo, lavorare rende liberi e indipendenti, lavorare è una conquista, una fortuna, un merito, un privilegio. Nonostante ciò, anche non lavorare ha i suoi aspetti positivi.
Per esempio puoi dormire.
O viaggiare.

In questa Domenica di Settembre io ho scelto di viaggiare.
Dannatamente indeciso per natura ho trovato difficilissimo scegliere tra i dirupi e le gole del Gran Canyon, i lemuri del Madagascar o la Corsarola di Bergamo alta, ho dunque lasciato che cause di forza maggiore scegliessero per me, ed avere a disposizione un solo giorno ha condizionato prepotentemente la mia decisione di fare due passi in uno dei borghi medievali più suggestivi e caratteristici della Lombardia: il Gran Canyon.
No scherzo, sono andato a Bergamo.

La gita prevedeva una visita alla basilica di Santa Maria Maggiore, un gelato in piazza vecchia, una sigaretta seduto sotto i portici della biblioteca Angelo Maj, un'escursione alla Rocca e forse anche un dormita in Fara...
insomma, il classico giro turistico, ma la mattinata, nata sotto un timido sole primaverile, è stata stravolta da uno scroscio torrenziale con velleità monsoniche e mi sono trovato costretto a rivedere il mio giro. Abbandonata la scoperta della Bergamo alta architettonica non mi è rimasta altra scelta se non quella di dedicarmi a scoprire la Bergamo alta gastronomica, anche perché, diciamolo, una giornata di vacanza, in una città medievale, con la pioggia, mette fame.

Il problema è che a piovere è iniziato verso le 11, e con tutta la pioggia o il medioevo di sto mondo era comunque piuttosto presto per iniziare la caccia al casoncello bergamasco (piatto tipico e vero scopo del mio viaggio, altro che gita culturale).

Obiettivo ricalibrato: ingannare la fame in attesa di un orario più consono ad un vero e proprio pranzo. Camminando lungo la Corsarola bene adeso alle pareti delle case e ai loro storici androni per evitare di inzupparmi oltre quanto già non fossi, ho trovato una panetteria vecchio stampo, quelle di una volta, con i prodotti tipici esposti in vetrina, dietro il banco il proprietario sempre sorridente e pizzette filanti di mozza che farebbero venire fame anche a dei mobili. Ovviamente mi sono fatto tentare e mi sono sparato due tranci classici, margherita e quattro formaggi, fantastici entrambi, panetteria Tresoldi ampiamente promossa.

Ho ripreso a strisciare contro i muri più soddisfatto di prima, ma con un nuovo impulso, uno stimolo conosciuto, una sensazione nota e familiare: il bisogno e la voglia di bere qualcosa di fresco e gustoso per aiutare la pizza a scendere per il gargarozzo. Ho aspettato di trovare un localino che attirasse la mia attenzione e così mi sono bevuto un bel Negroni al Dispensario, dove oltre ad apprezzare il cocktail tanto da ordinarne un altro, ho dato un ulteriore contributo allo stimolo della fame stuzzicando un tagliere di formaggi e affettati locali con qualche crostino all’olio.

Essendo un ragazzo molto perspicace ho subito capito che andando avanti così, con tranci di pizza, negroni e taglieri, avrei rischiato di bruciarmi l’appetito, quindi sono uscito e sempre radente i muri mi sono diretto spedito alla Tana, ristorante consigliatomi da un avventore del Dispensario che mi ha garantito essere perfetto per assaggiare i famosi casoncelli bergamaschi e farmi un buon calice di rosso che non avrei dimenticato tanto facilmente.

Con in testa le parole che mio nonno mi ripeteva sempre: “mai diffidare di un consiglio ricevuto da chi beve gin tonic a mezzogiorno”, mi sono trovato fra me e me a ringraziare chi mi ha indicato la Tana perché nonostante non fosse proprio mezzogiorno, e forse non si trattasse di un gin tonic e quasi certamente mio nonno non avesse mai neppure pensato nulla di simile, i casoncelli erano davvero ottimi e il vino pure.

Potevo dunque ritenermi soddisfatto e concludere la mia gita, ma non certo prima di essermi procacciato un ricordo, qualcosa di caratteristico, e dato che non ho un frigo spazioso su cui appiccicare dei magneti con i monumenti delle città, sono entrato nella gastronomia Mimì la casa dei sapori, sulla Corsarola, e ho fatto incetta di sfizioserie di ogni sorta, compreso un altro piatto di casoncelli che mi sono promesso di mangiare in treno, sulla via del ritorno, tanto mi sono piaciuti quelli mangiati a pranzo.

Tirando le somme la giornata è stata bagnata e grassa, di Bergamo Alta ho visto poco o nulla, ma ho scoperto che si può mangiare davvero bene, certo, sempre che si seguano i consigli dei nonni.

Gino Mestiere